Cogito Ergo Sum

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.
Lunedì, 12 Giugno 2017 07:30

Daisy Franchetto mi intervista

Daisy Franchetto mi ha intervistato e l'ha pubblicato nel suo sito DaysyFranchetto.Com La chiacchierata con lei è stata divertente e non ha fatto male, anzi, mi ha aperto alcune "porte oniriche" di tutto rispetto. 

Leggete pure, vi divertirete.

 

Gli indiani Hopi dicono che, se sogni bene, vivi bene.

E voi sognate bene? Sognate di intrattenere della conversazioni impegnate con una capra che si chiama Karma?

Fate sogni a fumetti? Ridete come matti?

Insomma, siete come l’ospite onirico di oggi?

Rita Pinna!!!

 

Raccontaci il tuo sogno.

I miei sogni sono perlopiù a fumetti, pochi incubi. Un sogno che mi è rimasto impresso e che ogni tanto faccio è la visione di una capra che mi parla, facciamo discorsi intellettualmente approfonditi e prendiamo il caffè insieme. Una notte però il sogno ha preso un’altra piega: un altro personaggio è entrato in questi momenti conviviali, era mio marito. La capra inizialmente era interessata anche a lui, ma non riusciva a farsi capire, e si, perché mio marito anziché sentire parole erudite, sentiva semplicemente dei belati. Come ho capito questo, ho cominciato a ridere e la capra ha preso la rincorsa lanciandosi dal terrapieno scavalcando un muro e spiaccicandosi di sotto diventando una frittata. Ridevo come un bambino, la capra che si schianta, ma resta viva, come Willy il coyote dopo un masso sulla gobba ha suscitato in me una risata profonda tanto da svegliarmi ridendo e rido ancora al ricordo.

La prima domanda è scontata. Cosa rappresenta per te la capra nella vita di tutti i giorni?

Le capre sono svilite da tutti, usano capra come aggettivo per una donna da facili costumi oppure ignorante, ma non è assolutamente vero. Vorrei che alcune persone fossero delle capre in senso stretto, cioè umili e sociali, coccolose come i pinguini di Madagascar e gentili. Conosco alcune capre che si fanno avvicinare solo da delle persone positive, quindi viva le capre.

Ti sei mai sentita come le capre? Un po’ svilita e con delle qualità che non venivano apprezzate o non viste?

Penso che sia il destino di tutte le donne intelligenti essere prese di mira dai maschi e dalle donne gelose del successo di una loro compagna di genere. Qualche volta mi considero una capra testarda e limitata, ma altre volte volo e nei miei sogni mi vedo in compagnia di Gauguin o di Verne discutere di Icaro oppure intavolare discorsi con Edgar Allan Poe sui gatti neri; diventando così una capra saggia e ricca di fantasia. Mi ritengo fortunata, non tutte le capre riescono a realizzarsi ed essere contente della propria vita. Grazie a me e solo a me, sono diventata chef apprezzata e ben pagata. Successivamente mettendo in pratica il mio amore per gli animali sono diventata caporazza, ovvero allevavo cavalli, li domavo e li portavo in competizione. Alcune capre – e caproni – malevoli hanno tentato di ostacolarmi, ma ho vissuto una vita di valore e piena di soddisfazioni. Ora arrivata a più di mezzo secolo in questa terra, ho deciso di scrivere dei fantasy che rispecchiano in me lo spirito giocoso dei miei sogni e forse anche la speranza di un mondo nuovo senza cattiverie.

Nel tuo sogno c’è spazio per le risate. E nella tua vita?

Per parafrasare un film di Troisi ho fatto mia la frase “non ci resta che ridere”. Sono dell’opinione che se c’è un problema va affrontato e risolto, se non c’è soluzione perché preoccuparsi? E se c’è la soluzione perché preoccuparsi? Insomma vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e la serenità è padrona della mia vita. Sì, rido frequentemente, a volte di gusto, a volte solo perché bisogna farlo; ma sempre con una linea ferma: la pace dentro. La mia filosofia di vita è gioisci per quel che c’è da gioire e soffri per quel che c’è da soffrire, nemmeno i santi e i saggi sono esenti dalle sofferenze. Tutto passa se vogliamo, ma se rimuginiamo continuamente il passato non vivremo mai nel futuro e non gioiremo delle piccole cose che ormai diamo per scontate. Rido per le battute di mio figlio che a dieci anni è insolitamente ironico e sarcastico. Rido quando sento la mia nipotina Gaia al telefono che mi chiama nonna. Rido dei piccoli incidenti che ritengo buffi e rido dei comportamenti strani dei miei animali. Nella mia vita c’è spazio per tutto quello che esiste, la risata che alleggerisce, la sofferenza che fa crescere, l’amore che ti conforta. Se ci fai caso potremo essere sempre felici se non ci facessimo trascinare dai desideri impossibili, dall’intestardirsi nelle situazioni che non sono per noi. Siamo troppo esigenti con noi e gli altri, non abbiamo mai tempo per annoiarci – me compresa – invece dovremo farlo per “sentire” la nostra vita e riderci su!

Nel sogno solo tu comprendi il linguaggio della capra. Nella tua vita c’è qualcosa o qualcuno che senti di comprendere solo tu?

Purtroppo sì. Un sì crudo, risposta buttata giù con consapevolezza. Parecchie volte faccio finta di nulla per non sembrarmi presuntuosa (sic!) ma alla fine devo scontrarmi con la realtà. Le persone intorno a me quasi non si accorgono che capisco la loro gestualità, il loro modo di mentire, perché lascio credere che mi abbiano infinocchiato. Capisco e sento, soprattutto, le emozioni e le paure, quasi sento i feromoni che mi svolazzano intorno come farfalle. Sento l’odore della paura nella pelle di chi mi sta accanto e con mio rammarico prevedo già il risultato di una situazione aggrovigliata. Io “vedo” momenti alla di là della percezione puramente materiale. Ti racconto di un sogno che ho fatto 23 anni fa, anzi un incubo. Avevo i cavalli in una scuderia 3 km da casa, nella scuderia oltre ai cavalli che mi servivano per lavorare stava il MIO cavallo, mio perché oltre ad averlo comprato puledro, avevo con lui un’intesa tutta speciale, come quella del cavallo di Lucky Luke per intenderci. Sogno che dei rapitori mi avevano presa in ostaggio e che mi obbligano a dar fuoco alle scuderie con tutti i cavalli dentro, vedo la scuderia in fiamme mentre mi allontano portata via dai rapitori. Mi sveglio piangendo disperata, convinta che fosse realmente successo. Tre giorni dopo Il fienile accanto alla scuderia va in fiamme (per dolo). I miei figli mi chiamano “bruscia” che in sardo vuol dire strega. Ma io mi ritengo una strega buona che riesce a capire gli animali e a comportarmi in empatia con loro. Non solo con il mio modo di vedere la vita e i problemi dall’alto, riesco a vivere meglio di chi si coinvolge al punto di diventare egli stesso il problema senza riuscire a risolverlo. Questo mio modo di vedere la vita influisce sulla mia scrittura coinvolgendo chi mi legge in un susseguirsi di colpi di scena e suspense che piace a tanti.

Willy il Coyote, che si schianta, non vince mai, però ci prova e ci riprova. Ti assomiglia o no?

Moltissimo, vincere per me non significa molto, il divertimento è correre e schiantarsi per poi rialzarsi.

La capra nel sogno sembra un tuo alter ego, una creatura che raccoglie i tuoi pensieri e le tue riflessioni. Dove metti i tuoi pensieri e le tue riflessioni nelle vita non onirica?

Wow, domandina leggera!

Sono Buddista, e i miei pensieri e riflessioni sono tutte dentro la mia buddità, recito Nam Myo Ho Renghe Kyo ed è tutto lì, la mia vita i pensieri e le riflessioni.

Il mondo onirico entra in ciò che scrivi?

 Sì, i miei personaggi sono un misto di realtà e sogno. I romanzi fantasy come la saga dei Giganti, hanno una trama ispirata ai miei sogni più epici. Mentre i racconti noire o dark sono influenzati dai pensieri che stanno tra il sonno e la veglia prima dell’addormentamento. I miei impegni sono pressanti durante la giornata, tra lavoro casa e bambino, non ho tempo per ponderare le mie idee, allora i pensieri compressi escono alla rinfusa nei momenti di relax, gli istanti prima di dormire, appunto.

Cerca un nome per la capra e spiegaci perché la chiameresti così.

Potrei chiamarla Karma per semplificare tutti i discorsi sulla mia vita, ma sarebbe troppo ovvio, allora sai che c’è la chiamerò Vita. Vita perché con le tue domande il sipario dell’inconscio si è aperto giusto un pochetto sulla mia vita e ti ringrazio per questo. Vita perché la capra volando giù dal terrapieno facendomi ridere come una matta, ha rivelato al mio conscio che la mia vita è bellissima con tutte le sue sofferenze e mi regala continue emozioni e insegnamenti. Non la cambierei con nessun’altra e non tornerei indietro per nessuna ragione al mondo perché io sono il risultato di tutte le gioie, i dolori e le esperienze che ho vissuto fino ad ora.

Rita ci lascia con One of these morning, Moby feet Patty Labelle.

 

 

Pubblicato in Interviste
Martedì, 23 Maggio 2017 10:55

Intervista a Daisy Franchetto

Per conoscere meglio un autore niente di meglio di un’intervista con domande “prefabbricate”.

Ma per conoscere una donna straordinaria che scrive, e conoscerne l’anima, si può uscire fuori dall’ordinario e formulare domande anticonformiste.

Daisy Franchetto è un personaggio a dir poco fuori dagli schemi: donna, madre e scrittrice che vive nel bosco circondata da alcuni amici come il capriolo raffreddato e il cinghiale, ma questa è un’altra storia.

Daisy gestisce un sito, www.daisyfranchetto.com nel quale realizza interviste oniriche ad autori, illustratori e blogger. La pagina dedicata alla protagonista della sua trilogia www.facebook.com/iosonolunar

Allora, squillo di trombe e rullo di tamburi... E diamo il via all’intervista.

 

 

 Rita - Tu cosa sogni?

 

Daisy - I miei sogni sono molto vividi, nel bene e nel male mi lasciano addosso sensazioni e ricordi forti, a volte per giorni. Spesso sogno immagini laceranti che non sempre suscitano in me turbamento. Sono abituata a lavorare con i miei sogni, a trasformarli e a usarli.

 

Rita - Quali colori ha la tua vita?

 

Daisy - Anche se vesto sempre di “color catrame”, come dice mio figlio, la mia vita ha tutti i colori possibili. Sempre colori accesi, in ogni caso. Non sono il tipo da tinte pastello. Ho imparato ad apprezzare il grigio, quando c’è, il rosso sangue, il rosa acceso, il giallo. Il verde invece è il colore su cui si posano più spesso i miei occhi, perché vivo in un bosco, perché mio figlio frequenta una scuola che si trova in un bosco, perché in fondo ho imparato a cercare le piante in ogni luogo. Mi danno conforto.

 

Rita - Quale tuo personaggio è il tuo alter ego?

 

Daisy - Non c’è. Tutti i personaggi, anche quelli più terribili, sono una rappresentazione di quel che sono. A volte portata ad esasperazione, ma pur sempre qualcosa di mio.

 

Rita - Come nascono le tue scritture dark?

 

Daisy - Nascono dai sogni, dalle mie paure, dai miei dolori. Dal lavoro che faccio quotidianamente su di me e dal confronto con le persone. Tutto ciò che mi attraversa crea suggestioni e qualcosa finisce sulla carta, inevitabilmente.

 

Rita - Se dovessi dare un sapore alle tue emozioni quando stai scrivendo, che sapore daresti?

 

Daisy - È un sapore dolceamaro. Scrivere è l’esperienza più totalizzante che vivo, ma è anche molto sofferta. Non sono mai convinta di quel che ho creato, sono critica, spietata con me stessa. Inseguo un ideale che non raggiungo mai, e forse è meglio così.

 

Rita - L'animale che ti somiglia?

 

Daisy - Non saprei. Mi piacerebbe assomigliare a un lupo, ma credo di essere più simile a un passerotto. Ahimè. (Con tutto rispetto per i passeriformi). A volte per contro mi sento un elefante, perché non riesco a trovare leggerezza e non riesco a dimenticare.

 

Rita - Che sogni hai per il tuo futuro?

 

Daisy - Quello che desidero è poter continuare a scrivere, ma questo presuppone avere delle storie che meritino di essere raccontate. Allora desidero ardentemente che le storie non finiscano mai.

 

 

 

Grazie Daisy. Aspetto con ansia altre tue pubblicazioni e ti auguro di soddisfare tutti i tuoi desideri.

 

Scheda autore Daisy Franchetto
Sono nata quarant’anni fa a Vicenza, città intrisa di grazia palladiana, ma vivo a Torino, città del mistero. Mi occupo di counseling.
La scrittura è una passione nascosta che ho iniziato a coltivare tardi.
Ciò che scrivo nasce dalle esperienze vissute. Il lavoro nelle comunità psichiatriche e per disabili, i viaggi come volontaria in zone di guerra, l’impegno per la difesa dei diritti umani. L’ascolto delle persone in difficoltà e, prima ancora, l’ascolto di me stessa. Il mondo onirico e la ventennale attività di scavo nella mia psiche.
La scrittura mi rende una persona migliore.

Le Pubblicazioni di Daisy
Dodici Porte è il romanzo d’esordio. Primo della trilogia Io Sono Lunar, edito da Dark Zone Edizioni.
Tre giorni, è una ghost story, disponibile in formato digitale.
Sei Pietre Bianche è il secondo romanzo della trilogia dedicata a Lunar. Edizioni Dark Zone.
Sono stati poi pubblicati i seguenti racconti:
“Ragnatele” nella raccolta “Obsession” curata da Lorenzo Spurio, edizioni Limina Mentis (2013), sempre lo stesso racconto è pubblicato nella raccolta Short Story 2, edito da Lettere Animate Editore.
“Margherite tra i capelli” nella raccolta la “Forza della Diversità”, Edizioni Montag (2013)
“Bottiglie di cielo”, racconto pubblicato dalla rivista letteraria “Euterpe” numero 12, 2014
“Teoria della Creatività”, racconto pubblicato dalla rivista “Coachmag” numero 13, 2014
“Ombra e Luce”, per la raccolta Short Story 1, Lettere Animate Editore, aprile 2015
Sempre insieme, ricordi?, racconto per la raccolta horror Buio, Lettere Animate Editore ottobre 2015
Trapezio, racconto inserito nella raccolta Sognando, edita da Panesi Edzioni.

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