Cogito Ergo Sum

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.
Martedì, 11 Luglio 2017 07:32

Spiaggia Rosa

Celeste, rosa e nero

S’intricano nel cielo d’una tela.

Il mostro ch’era in te, geometrico,

gelido, perde forma, diventa

nulla:

si dissolve in arguzie, alla ricerca

dell’improbabile.

Le nuvole si addensano, si sfilacciano, cambiano continuamente colore e forma. Un nuvolone grigio, denso, è circondato da nuvolette più piccole, chiare, dove il bianco sfuma nel beige, nel rosa, che si dissolve nel cielo ancora chiaro che precede il tramonto.

Io resto seduta sull’asciugamano rosa, unica nota di colore su questa distesa di sabbia. Dietro di me le dune, davanti a me, oltre qualche chiazza di alghe, informi e incolori, le piccole onde si rincorrono e mi vengono quasi incontro su questa sabbia di cui non vedo la fine.

A parte il mare, infatti, sono io l’unica cosa che si muove, sull’isoletta di spugna rettangolare che mi ospita in mezzo a questo che sembra un deserto.

I gabbiani volano in alto, ma nessuno scende a zampettare sulla sabbia. Forse non è l’ora adatta, o forse vogliono rispettare la mia voglia di solitudine, non so.

Non trovo requie, sull’asciugamano: distesa supina, poi a pancia in giù, dopo poco seduta a guardare il mare, finché, girata di spalle, osservo con feroce ostinazione le dune. E poi ricomincio da capo, ventre a terra, pancia in su, di fianco, seduta con le gambe incrociate, mani intrecciate ad abbracciare le ginocchia.

Il mare di solito mi fa stare bene. Oggi la magia non si è ancora compiuta. Sono un grumo di nervi, carica di malumore, ansia e voglia di urlare. Serro forte la mascella, faccio gli occhi da cinese, sembra che ce l’ho col mondo intero. Per fortuna non mi vede nessuno. La spiaggia è ancora vuota. Nessuna barca neppure in lontananza a spezzare la linea dell'orizzonte. Passano le ore.

Il corpo è sfinito da questi movimenti ripetuti quasi meccanicamente, ostinati e furiosi, con cui cerco di domare l’anima in tumulto.

Sdraiata per l’ennesima volta a pancia in giù, col viso sulle braccia incrociate, la risacca mi culla, così, senza accorgermene, mi appisolo. Forse per pochi minuti, ma perdo la cognizione di tutto: del tempo, dello spazio, di me stessa.

Sogno due occhi castani con riflessi color birra, circondati da piccole rughe, che mi guardano con amore sotto le sopracciglia arcuate, vagamente mefistofeliche. Quello sguardo mi ipnotizza e vado verso di lui, senza peso, come se avessi lasciato il corpo dormiente sul rettangolo di cotone steso sulla sabbia. Fluttuo nell'aria, felice, nella direzione di quell'altra entità che mi attrae irresistibilmente.

Quando riapro gli occhi, mi sento leggera. Alzo lo sguardo. Vicino a me, alla mia sinistra, su un asciugamano blu, c’è sdraiato qualcuno, che non ho sentito arrivare.

Io lo guardo, lui mi guarda e allunga la mano verso la mia, me la stringe. Continuiamo a guardarci negli occhi, senza bisogno di parole ci diciamo tutto, scaviamo l’anima dell’altro dallo specchio delle pupille. Poiché quello che vediamo ci piace, sorridiamo. Giochiamo, scherziamo, io finalmente rido. Anche i suoi occhi castani con riflessi color birra, circondati da piccole rughe, sotto le sopracciglia arcuate, ridono.

L’amore ci avvolge, ci chiude in un cerchio magico. Il nuvolone grigio non c’è più, solo le nuvolette bianco-rosa nel cielo, e, sui nostri asciugamani, io e il mio amore: finalmente il grumo si è sciolto, il mostro del dolore che credevo incancellabile ha perso forma, e io ricomincio a respirare a pieni polmoni.

Ho imparato una cosa. La morte di chi amiamo non ci uccide di botto. Ma il dolore cresce, dentro di noi, come una metastasi, giorno per giorno, avvelenando l’anima, tingendo di nero ogni piccola cosa, finché ci sentiamo prigionieri di noi stessi e ogni gesto, pensiero o sentimento diventa una muffa, una scoria. Anche alzarsi dal letto, ogni mattina, può diventare un peso.

La vita ti da dolori immensi e poi ti fa regali inaspettati. Così, capita che quando sento che sto morendo un po’ per volta, cerco il conforto del mare e del sole, cose che non possono farmi del male. E lì, su una spiaggia qualsiasi, mentre soffia il mio amato maestrale, vento che pulisce la mente e accarezza la pelle, guardo negli occhi uno sconosciuto e trovo la persona che stavo cercando da tutta la vita, comprendo me intuendo lui.

Solo ora vivo quella mia poesia, scritta quando sognavo soltanto di essere innamorata. Tra le braccia di Filippo, così si chiama il mio amore dagli occhi color birra, il mondo ha un nuovo colore, sento nuovi profumi, musiche mai udite fino allora.

Vedo nuovi orizzonti e mi percepisco diversa. La vita è divisa in un prima e un dopo. Sento, con tutta me stessa, cosa significano queste parole:

“Se tu non ci sei,

io vivo a metà.

Se tu sei con me,

io vivo due volte”.

Adesso che ho trovato lui, l'uomo della spiaggia, Filippo dagli occhi magnetici, la tela della mia vita ha un altro significato, ha dei percorsi impensabili. La gioia, l’amore condiviso, mi hanno reso più forte, e posso realizzare quelli che prima erano solo sogni impossibili.