Cogito Ergo Sum

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.
Mercoledì, 31 Maggio 2017 13:10

La zuppa antincendio

C’era una volta nelle campagne a ovest di Villacidro, uno sperone di roccia che nascondeva una grotta umida e buia. Era solo un’illusione per tenere lontano i curiosi. Dovete sapere che dopo pochi metri la grotta si allargava diventando un’enorme cava, piena di colori, stalattiti e meraviglia delle meraviglie, illuminata da tanti piccoli funghi che scintillavano di tutti i colori. Questi piccoli funghi rendevano l’ambiente colorato come un arcobaleno.

In questo meraviglioso luogo si riunivano alcune Cogas (streghe villacidresi) per cucinare le loro zuppe d’amore, i brodetti anti invidia e le torte contro il malocchio. Nella vita di tutti i giorni questa Cogas erano mogli e madri, o sorelle e figlie. Insomma nessuno era a conoscenza della loro vera identità. Erano guaritrici e facevano del bene a tutti quelli che ne avevano bisogno. Un giorno capitò la sfortuna più grande che un paese come Villacidro avrebbe potuto avere!

Il sindaco cadde in preda ad un sortilegio! E sì cari amici era proprio così; ma non spaventatevi, le nostre care amiche Cogas avrebbero risolto il problema.

 Già! Se avessero capito e trovato un… Ingrediente! Ma andiamo con ordine:

Il sindaco ricevette un bel cesto di frutta e verdura dal capomastro del suo cantiere. Tutto contento prese un grappolo di ciliegie che venivano addirittura da Ruynas e comincio a sgranocchiarle. Subito dopo il sindaco cadde in trance e si mise a scrivere, scriveva, scriveva, e poi ancora scriveva….. sapete che scriveva? “Legatemi o sarò costretto a dare fuoco a tutti gli alberi di Villacidro,  fino a che non ne resterà neppure uno!”

Infatti anche se si tratteneva, la sua mano cominciò a cercare i fiammiferi e la pece per poter dare fuoco ai boschi. I gendarmi andarono ad arrestare il capomastro. Lo trovarono legato come un salame. Raccontò loro che uno stregone malvagio di nome Montis aveva preso le sue sembianze per giocare un brutto tiro ai Villacidresi.

I cittadini non sapevano come fare, il loro sindaco era una brava persona e non avrebbero voluto metterlo agli arresti. Non c’era altro da fare: fecero girare la voce che le Cogas erano chiamate a servire il paese.

I villacidresi non avrebbero dovuto cercarle perché avevano timore di loro, ma erano costretti dalle vicende e così lo fecero.

Le Cogas si presentarono in incognito con dei cappucci che nascondevano il viso, e sentirono ciò che i cittadini avevano da dire.

Brevemente i paesani raccontarono la faccenda. Le Cogas annuirono dicendo però che era difficile salvare il sindaco, perché la maledizione di Montis era molto forte.

Comunque Giarranas, la prima Coga, disse:

“Riusciremo a vincere Montis tutti insieme”. Bassella  la seconda Coga disse: “Dovremmo trovare alcune erbe per la nostra zuppa leva-maledizioni”

 Narti, invece la più piccola delle Cogas, e la più ottimista disse categorica:

 “Costi quel che costi ci riusciremo!”

La sera stessa si riunirono attorno al pentolone delle zuppe e cantarono:

Gira, gira il mestolo

Tira su il coperchio

Fuoco, fuoco notte e dì

Le streghe fan così.

Notte buia notte scura  

ora devi aver paura!

Notte buia di spavento

fuori soffia forte il vento!

Sulle ali di un pipistrello

io ti succhierò il cervello...

 

Dopo la canzone propiziatoria, cominciarono a pensare agli ingredienti da metterci dentro. Finalmente verso l’alba dopo aver cantato a squarciagola e fatto scappare i pipistrelli, trovarono la formula.

“Una bella zuppa di cavoli con erbe magiche!”

Vi scriverò la ricetta così se capiterà anche a voi di avere un problema simile sapete cosa fare.

Tutte intorno alla marmitta che ribolliva di acqua di sorgente della Spendula e dell’olio di oliva di Soddu e Pani cantavano e gettavano gli ingredienti. Prima il cavolo, raccolto in una notte senza luna nell’orto di Chicchino. Per secondo cipolle tagliate fresche da zia Maria. Le olive di Francischinu, che sono buone e belle. Le mandorle pelate da S’Ardittu, e il pepe e il sale che aveva portato un pipistrello da chissà dove.

Era arrivato il momento delle erbe, ma dove si potevano raccogliere le erbe per essere efficaci?

 “Al paese del vento” fecero tutte in coro.

Allora salite su rami di ciliegio fiorito, d’altronde le scope erano fuori moda, presero il volo e raggiunsero il paese del vento dove  cominciarono a raccogliere le erbe anti-maledizione.

Basilisco, Becco di gru comune, Betonica fetida, Bietola selvatica, Boccione maggiore, Borracina azzurra, Borragine comune.

Ne fecero un trito e tornarono subito all’antro colorato, ma quando la zuppa era quasi pronta si accorsero che mancava un ingrediente: il più importante. L’Helichrysum montelinasanum. Si strapparono i capelli e le gonne, che poi rimisero a posto per fortuna. Era quasi l’alba, e la loro missione salva boschi era compromessa, ma a Giarranas venne un’idea:  

 “Potremo andare da Linas, la strega buona, lei di sicuro ne avrà”.

Rimontarono sui rami di ciliegio e andarono da Linas che si fece promettere qualcosa prima di dargli l’ultimo ingrediente.

Tornate alla grotta buttarono dentro la zuppa, l’helichrysum e la portarono subito alla casa del Sindaco a San Sisinnio. Là era legato il sindaco su una sedia che stava cedendo, tanto era lo sforzo che faceva per slegarsi. Gli fecero mangiare la zuppa, e devo dire che la gradì tanto che se la mangiò tutta.

 Passarono neanche dieci secondi che si illuminò tutto e  la maledizione sotto forma di fuoco e fiamme che non bruciavano, lasciò il corpo del sindaco. La popolazione fece festa per una settimana. Mangiavano e bevevano fino a stramazzare per terra. Il piatto forte della festa era la zuppa cucinata dalle Cogas, poverine hanno dovuto cucinare per l’intera popolazione. Grati per lo scampato pericolo i villacidresi chiesero alle Cogas quale compenso volessero per il lavoro portato a termine, e che lavoro!

Giarranas, Bassella e Narti dissero di non voler niente, ma avevano promesso a Linas una cosa e volevano la collaborazione dei paesani.

La richiesta fu presto fatta: “Vorremmo portare lo stregone Montis nella nostra grotta ma voi lo dovrete catturare”

“Cosa ne farete chiese il sindaco”. “Noi nulla. La promessa fatta a Linas è che Montis tutte le estati dovrà pulire i nostri monti e le nostre pinete in modo da scongiurare gli incendi. E se per caso ce ne fossero, deve spegnerli subito! Ecco questa è la promessa fatta a Linas, ed è una bella condanna per aver fatto un così brutto sortilegio”

 Ridendo e cantando per tutto il paese, i gendarmi andarono a catturare Montis e lo portarono al cospetto delle Cogas che pensarono di fargli subito l’incantesimo anti-fuoco, questa volta però andando a prendere subito le erbe al paese del vento appena fuori dalla Via Lattea, subito dopo Nettuno!