Cogito Ergo Sum

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.
Mercoledì, 13 Settembre 2017 15:01

Lo specchio

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Oggi ho conosciuto una donna, affabile e generosa. Delicata nei modi e nelle parole ma triste e dura allo stesso tempo.

Una vecchia bambina piena di cicatrici ancora aperte, un dolore mai sazio che ricompare ogni volta che chiede amore. L’amore che non ha avuto.

La guardo e vedo una vita forte e di valore ma quel sorriso sghembo è trasparente. Si intuisce, si vede il dolore che arriva fino alle ossa dietro quel “va tutto bene”. Le piaghe sanguinanti dell’indifferenza di chi ha amato.

L’ho conosciuta in un frangente strano, mai avrei immaginato di conoscerla. Parlavo con una persona incontrata per caso, non la vedevo da mesi. Velia, questo il suo nome, mi chiama dall’altra parte della strada, mi giro e saluto.

 Si avvicina a me e cominciamo a parlare della mia famiglia, ovvero di quel che resta della mia famiglia: mio padre. Mi racconta che lo ha visto camminare per strada ingobbito e solo, aveva l’aria sofferente. Faccio finta di nulla e cambio discorso, ma lei insiste chiedendomi perché non vado a trovarlo. Sono anni che non lo: vedo almeno venti.

 Velia non molla, mi vuol convincere a chiamare mio padre per chiedergli come sta. Intanto arriviamo al bar ed entriamo per ordinare il caffè. Uno specchio riflette la nostra immagine, Velia continua a parlare ma io non l’ascolto. Le sue parole sono un brusio in sottofondo che reggono la mia anima. Se non ci fossero state quelle parole sarei volata via.

Guardo la mia immagine riflessa, penso alla mia infanzia, e realizzo qualcosa che non avrei mai voluto. Mio padre abusava di me, io l’ho dimenticato. Ho dimenticato quella bambina bisognosa di amore e protezione. Continuavo a vedere la mia espressione, gli occhi erano velati di lacrime e dopo alcuni istanti piccole gocce scendevano lungo il viso di quella sconosciuta allo specchio.

 Capisco che sono io, quella donna che rifiutava di essere stata abusata nella mente e nel corpo, proprio da chi doveva proteggerla e amarla.

Ho rifiutato per anni questo pensiero rifugiandomi dietro un sorriso fabbricato per ogni situazione, mentendo a me stessa per non crollare e essere di nuovo vulnerabile.

Ora una signora fragile mi guarda dallo specchio e mi prega di aiutare quella bambina indifesa che ho dentro e mi vedo come sono realmente. Sono diventata dura, triste ma sempre educata e attenta a non far male a nessuno.

 No, dico a Velia, non andrò a trovarlo, la sua vita è la sua punizione. Mentre Velia mi guarda con stupore giudicandomi cinica, io pago i caffè e vado via sentendomi finalmente libera.

Letto 63 volte Ultima modifica il Martedì, 19 Settembre 2017 15:24
Rita Pinna

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.

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