Cogito Ergo Sum

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.
Domenica, 07 Maggio 2017 14:21

Legami di sangue

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“Tommy, dove sei?” “Sono qui, Clara.” Il buio aleggiava intorno a loro, non si toccavano, si sentivano appena.

Flash di luce all’orizzonte illuminavano flebilmente la volta celeste.

“Clara, raggiungimi, segui la mia voce”.

“Tommy, ho paura, che fine ha fatto Cleo?”

“Non so, non l’ho più sentita. Ecco ti ho preso, dammi la mano”.

Era freddo e buio.

L’odore della tifa in putrefazione indicava che erano da qualche parte nello stagno. Ma come erano finiti li? Un abbraccio stretto, e i due fratelli si ritrovarono.

Il calore dei loro corpi esalava in volute di vapore lattiginoso.

Una flebile luce, lontana, troppo lontana illuminava a stento i loro visi. I loro occhi riflettevano la paura, erano due pozzi profondi e scuri.

“Tommyyyyy, Claraaaa…”

“Cleo! Siamo qua… segui la voce… qua… qua… qua…”

La voce che rimbombava in un’eco spettrale la guidò verso i fratelli. Il silenzio ovattato che seguì l’eco faceva venire i brividi, ma Cleo continuò imperterrita fino a raggiungere Tommy e Clara.

Le mani si incontrarono, gli occhi si stringevano a vedere nel buio, oltre il buio e finalmente l’abbraccio.

Lacrime che scorrevano calore e odori che si confondevano.

“Come siamo capitati qua, che è successo?”

“Non so, non ricordo. Io dormivo fino a pochi minuti fa, forse siamo nel mio sogno”, disse Clara.

“Io non ricordo nulla” rispose la sorellina.

“Siamo in uno stagno”, disse Tommy. “Forse siamo sonnambuli e ci siamo capitati per caso”.

I lampi di luce all’orizzonte si avvicinavano.

I tre fratellini, stretti tra loro, tremavano di freddo e paura.

Il vacuo orizzonte si avvicinava lasciando presagire orrori indescrivibili, ma forse era la loro immaginazione. “Tommy” chiamò Clara:

“Stammi vicino e prendi per mano Cleo. Ci avviciniamo alla luce”.

I passi risuonavano nel silenzio, la nebbia si sollevava ad ogni passo e l’odore della tifa  faceva arricciare il naso.

Camminarono per un tempo interminabile cercando di avvicinarsi ai lampi di luce, secondo dopo secondo i loro corpi sembravano prendere forma, prima la pelle rosea del collo, poi il blu della maglia e il bianco dei pantaloncini di Clara.

Quasi riuscivano a vedersi del tutto, ma quella nebbia, quell’odore pervadeva tutto, ogni fibra di tessuto dei loro abiti, ogni poro della loro pelle.

“Ragazze… forse… Ricordo qualcosa…”

Clara e Cleo si strinsero intorno a lui, in trepidazione.

Ascoltavano il respiro e ogni minimo cambiamento nell’espressione del fratello. “Prima di arrivare qua, stavo in un parco, era luminoso e giocavo. Giocavo con…” “Con chi?”

Domandò con urgenza la sorella maggiore.

“Non ricordo, forse con Cleo”.

“E io? Io dove stavo?” fece Clara.

“Non lo so! Non ricordo altro…”

Tommy era frustrato, non riusciva a ricordare.

Cleo singhiozzò, la più piccola dei tre non reggeva allo stress. Intanto la luce si fece più forte.

“Aspettate!” Clara quasi gridò.

“Ricordo anche io qualcosa: ero a casa, ma è strano, non la nostra casa, un’altra. Era piena di “cose” vecchie”.

“Spiegati meglio”, disse Tommy, mentre Cleo continuava a singhiozzare.

“Non c’era l’acqua in casa e stavo facendo colazione con del pane duro e una crosta di formaggio”.

“Non c’è dubbio, stiamo sognando”, disse di rimando Tommy.

Un altro flash di luce, questa volta vicinissimo, portò la loro attenzione a ciò che vedevano davanti a loro.

Ora la luce era più forte. Le colline rosso sangue, non troppo distanti, lanciavano bagliori diabolici.

Cleo cominciò a piangere, aveva paura.

L’umidità percepita poco prima stava lasciando il posto a una gelatina grigia e appiccicosa. Erano coperti di quella robaccia e non riuscivano a liberarsene. L’odore ora era cambiato. Un odore metallico e chimico li sovrastava.

“Cleo – disse dolcemente Clara – tu ricordi qualcosa?”

“Sì, ma non lo voglio dire, è troppo spaventoso…”

e ricominciò a piangere a dirotto. All’improvviso dei torrenti apparsero a destra e a sinistra, erano circondati.

Il colore dell’acqua era rosso cupo, sembrava sangue. Si strinsero ancora di più tra loro, un abbraccio consolatorio e di protezione. Un grosso serpente attorcigliato su se stesso li stava tenendo prigionieri.

“Forse c’era anche prima – disse Tommy – sono così confuso”. Cleo smise di piangere.

Il buio ora più chiaro permetteva di vedere intorno. Un paesaggio terrificante sfilava piano sotto i loro occhi. I torrenti, trasformati in fiumi stavano avvicinandosi e il serpente avvolto su se stesso li teneva imprigionati.

Sollevando lo sguardo videro una specie di cupola che avvolgeva tutto lo scenario, erano rinchiusi!

“Voglio uscire – disse Cleo – in fretta!”

“Calma, piccola – disse il fratello – Cerchiamo di capire dove siamo”.

La terra tremò sotto i loro piedi, le colline si avvicinarono diventando più grandi ad ogni scossa. I fiumi lambivano i loro piedi e presto sarebbero stati sommersi.

 

 

Si avvinghiarono, come cercando protezione l’uno con l’altra. Lacrime di sofferenza e di paura solcavano i loro visi.

Silenzio, calma…. Di nuovo quell’odore metallico.

Il silenzio fu squarciato da un urlo. Si strinsero ancora più forte. Le colline erano sempre più vicine. Si avvidero che tra una collina e l’altra c’era una gola, la luce proveniva da li.

“Ragazzi se riusciamo ad arrivare a quella gola, forse riusciamo a uscire da qui” disse Clara.

Cercarono di correre, ma la sostanza vischiosa li rallentava, e il serpente li tratteneva. Un urlo, questa volta ancora più forte e disumano li pietrificò. Le colline tornarono a muoversi verso di loro.

Il terrore li bloccava.

Sembrava che dovessero camminare in un torrente di fango, e il fiume cominciò a coprire le caviglie e poi le ginocchia. “Correte!”

Un altro terremoto, accompagnato da urla. Un vociare frenetico raggiunse le loro orecchie, ora il buio era intervallato dalla luce accecante.

“Claraaaa…” l’urlo di Cleo li fece voltare appena in tempo per vederla trascinata via dalla corrente del fiume.

“Cleo! Tommy presto, prendila per un piede, sei più vicino”.

Tommy rimase bloccato, era terrorizzato. Clara sentì le lacrime scivolargli lungo il viso, Cleo era perduta!

Sperò con tutto il suo essere che quello fosse un sogno, e che si sarebbe svegliata presto. I due fratelli guardarono la luce che s’intensificava verso quella gola tra le colline, la sorellina era scomparsa là, in fondo a quella che ormai stava per diventare anche la loro fine.

Un’altra scossa, e un’altra ondata del fiume. Tommy si aggrappò alla sorella, ma le mani scivolavano, piano e inesorabilmente.

“Tommyyyyy!”

“Claraaaaa” Il rumore intorno a loro cresceva d’intensità, li assordava e il fiume ormai sovrastava anche Clara, Tommy era svanito! Clara si abbandonò, ormai sconfitta, i fratelli erano scomparsi, lei non aveva nemmeno più la forza di respirare e smise di combattere. Nello stesso istante in cui Clara si arrese, il serpente lasciò la presa e il fiume si prese anche lei...

Voci… Luce… Calore…

“Bellissimi…”.

 ”Sì, è vero…”.

 ”E’ andato tutto bene.?

“ Si, ora visitiamo i bambini e speriamo che siano forti e sani.”

“ E’ vero dottore. Un parto gemellare senza cesareo è una rarità, è stato bravissimo.

Sulla porta una figura aspettava.

“Ciao amore, come stai?”

“Stanca, ma sto bene. Hai visto che angioletti?”

“Amore, sei stata bravissima. Mi hai dato tre tesori. Come li chiameremo?”

“ Clara e Tommy, mentre la più piccola si chiamerà Cleo, come mia nonna.”

L’infermiera si affacciò alla porta

 “Mi scusi, signore. Il dottore vorrebbe parlargli.”

“Vengo subito.”

“Tesoro, torno presto.”

Il medico non aveva un’espressione felice mentre lo aspettava appena fuori dalla camera dell’ospedale. Il sorriso ebete del papà sparì dal suo viso in un istante.

“Mi dispiace, la bambina più piccola, Cleo, ha poche possibilità di passare la notte. I polmoni non erano ancora formati e si è accumulato del liquido.”

Lacrime, impotenza, frustrazione… la rosa dei sentimenti negativi passò come un lampo nell’espressione del papà.

“ Come lo dirò alla mamma? Piccola mia, come farò?

Tommy,Clara e Cleo erano separati. L’angoscia li attanagliava. Clara gridava nel tentativo di trovare i suoi fratellini.

“Tommyyyyy, Cleooooo. È inutile piangere. Devo uscire da qui.” Si sentiva immobilizzata, costretta da corde bianche e sbarre argentee. Non aveva fame. Qualcosa l’aveva nutrita, ma non sapeva cosa. L’odore metallico era più lieve, ma non sentiva ancora l’odore famigliare che nella sua memoria sommersa, ricordava di aver amato. I fratellini erano scomparsi e lei non si dava pace.

Ora era tutto più luminoso, tanto da far male. Il buio era solo un ricordo che si stava affievolendo.

“Clara, Cleo. Dove siete?”

Tommy si sentiva tutto ammaccato, credeva di esser caduto giù da quella cascata rosso sangue. Si sentiva prigioniero di serpenti a sonagli che gli entravano sotto pelle per succhiargli la vita. Li vedeva… erano trasparenti e il loro sangue si vedeva attraverso la pelle.

“Tommy, Cleo…” I gemiti di Clara dentro l’incubatrice erano muti. Lacrime di dolore e ricordi antichi le ferivano il piccolo cuore. Una donna con i capelli candidi e il sorriso dolce di chi da amore incondizionato, le riempiva la mente. Una teglia di biscotti, una caraffa di spremuta d’arance e tanto amore. Lo sentiva quell’amore, come se sgorgasse dalla sua anima. Una bambina la abbracciava tempestandole di baci e cantandole tanti auguri a te. Era lei la donna con i capelli candidi? O stava sognando? D’un tratto si sentì sollevare. Un odore conosciuto e ora smarrito si stava riaffacciando nella sua mente. Morbido… tenero…  

 

Fu come un fulmine  a ciel sereno: era una neonata… ma come poteva essere successo? Aveva sentito molte persone del suo villaggio che gli onesti avrebbero avuto la vita eterna… ma lei era RINATA. Come poteva essere? La sua mamma, le sue sorelle: Cleo! I sentimenti dentro Clara erano in subbuglio. Cominciava a ricordare, ma non credeva alla sua memoria, pensava ancora di essere in un sogno.

Si trovava tra le braccia morbide di una donna, lei si sentiva piccola piccola. Sentiva la voce melodiosa, ma non capiva le parole. Finalmente non piangeva più. Si sentiva rassicurata, anche se era ancora molto preoccupata per i suoi fratelli. La sorellina Cleo, e Tommy, dove saranno?

Un rumore d’acqua che scorre la fece voltare con paura. Ricordava il fiume rosso che quasi l’aveva soffocata. Un brivido di freddo percorse la sua pelle e subito dopo sentì un liquido tiepido che la avvolgeva. Si trovava in una vasca e delle mani la stavano lavando. “Che delizia”. Ad un certo punto qualcosa di estraneo ma famigliare la toccò. Si girò di scatto pronta a urlare e vide Tommy che piangeva. “Tommy…!” Abbracciò il fratello e vide che anche lui era nudo e tremante. La situazione stava prendendo forma, anche se era difficile accettarla. Gorgoglii e gridolini felici uscirono dalle labbra di Tommy, forse anche lui l’aveva riconosciuta. Cleo, il pensiero di Cleo la tormentava. Non le dava pace.

“ Grazie infermiera. Assistere al primo bagnetto dei miei bambini è stato emozionante.”

“ Signora, lei però deve stare a letto. Deve rimettersi… Per i suoi bambini.”

“ Sa come sta Cleo? La prego me lo dica.”

“ I medici stanno facendo l’impossibile signora, ma lei conosce la situazione, no?”

“ Sì, la conosco. Mi rifiuto di credere che la mia bambina possa morire.”

L’infermiera la guardò con tenerezza, mise i bambini fasciati di tutto punto nella culletta. E le disse che sarebbe passata più tardi a vedere come stavano ed eventualmente dargli una poppata di sostegno con il latte artificiale, se per caso non avessero succhiato il latte materno.

Tommy era irrequieto. Aveva visto Clara, ma non capiva che succedeva. Qualcuno li aveva denudati e poi legati. Aveva fame, piangeva ed era disperato. Solo ogni tanto si sentiva sollevare e cullato come se volessero farlo stare zitto. Vedeva Clara con gli occhi aperti, quindi non dormiva. Ma perché era così tranquilla? L’avevano drogata?

Clara Ricordava. Era bambina poi adulta e sposata. Stava ricordando particolari che in cuor suo aveva sempre saputo. I suoi genitori erano morti, ma allora chi era quella donna che la cullava e le diceva parole dolci? Non capiva che diceva, ma il tono della voce era rassicurante, il suo odore la calmava e la faceva assopire. Ma si destava frequentemente. Le mancava Cleo, chissà che fine aveva fatto?

“ Cosa c’è lassù? Vedo una cupola trasparente. E’ tutto azzurro fuori. Mi manca l’aria e mi danno fastidio queste cose…” Cleo scalciò per allontanare i tubicini che le davano il nutrimento. Era nell’incubatrice, ed era attaccata al respiratore.  Cominciò a gridare il nome di Clara, solo lei poteva salvarla. Piangeva e gridava, ma di Clara nemmeno l’ombra. Si sentiva stanca e piano scivolò nel sonno.

Intanto Clara alternava periodi di sonno e di veglia. I ricordi si affollavano nella sua mente.

Clara era diventata mamma. Una bellissima bambina con i capelli biondi e gli occhi azzurri le correva incontro. Era Cleo, ma si chiamava Elisa. Cercò di sorridere al ricordo, ma le uscì una smorfia. Sentì ridere una voce maschile e una mano la sfiorò in quel momento.

Poi una scena drammatica: vide Elisa cadere nel lago. Urla. Panico. Lacrime. Persone che si buttavano in acqua per salvare la bambina che tirata fuori dall’acqua esalò l’ultimo respiro.

Angoscia, lacrime e terrore si svilupparono in pianto a quel ricordo.

Ora Clara neonata piangeva, inconsolabile. Aveva ricordato un episodio della sua vita che l’aveva terrorizzata. Un ragazzino la abbracciò, era un altro suo figlio. Tommy!  Lui e Cleo erano i suoi figli in quei ricordi. L’angoscia passò, erano solo pensieri e Clara non sapeva se erano veri.

Si acquietò e continuò a ricordare. Nacque un’altra figlia, la chiamò Cleo e la tenne lontana dal lago per lungo tempo, fino a che Clara non si ammalò di TBC. Morì di tubercolosi poco tempo dopo. Lasciò Cleo e Tommy appena adolescenti alla cura di suo marito.

Qualcosa le si infilò in bocca era dolce e profumato. Morbido, provò a tirarlo ma non successe nulla. Succhiò e dall’arnese misterioso uscì un liquido dolce e confortante. Continuò in questo modo fino ad addormentarsi.

Tommy piangeva, niente poteva tranquillizzarlo. Era disperato, aveva cominciato a piangere quando non aveva più visto Clara accanto a se. Le urla di quel neonato perforavano i timpani di tutti, la intorno. Si sentì sollevare e, stupito, smise per un attimo di strillare.

Pensò che lo stessero portando da Clara, ma ci mettevano troppo tempo, stava per ricominciare a piangere quando qualcosa entrò in bocca e gli fece assaggiare un nettare delizioso. Smise di piangere e si addormentò dopo avere succhiato il latte della mamma per parecchi minuti.

Nel dormiveglia Tommy si vide accanto a una ragazzina con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Comprese che era sua sorella Cleo, ma sentì chiamare il suo nome: Elisa.

“ Finalmente si sono addormentati. Voglio andare da Cleo, portami da lei”

“ Non puoi alzarti, e Cleo è in sala rianimazione, lo sai.”

“ Ma stamattina l’ho presa in braccio, posso farlo anche adesso.”

“ Ora è intubata. Il medico ha detto che ha qualche probabilità di farcela. Stai tranquilla.” La voce del papà era spezzata dall’emozione. Vedendo la moglie triste com’era.

“ Sai perché l’ho voluta chiamare come mia nonna?” Disse lei con voce flebile. “… Quando abbiamo saputo che i gemelli erano tre, l’ho sognata e mi ha detto che sarebbe andato tutto bene. La nonna è morta a 98 anni come sai. Cleo deve vivere almeno quanto lei, non può morire.” Dicendo questo scoppiò a piangere.

Clara era sveglia, sentiva le voci delle infermiere, ma non piangeva e non chiamava. Voleva ricordare. Gli si era aperto un mondo intero con quella rivelazione: lei era Rinata!

Si vedeva neonata, ma i suoi ricordi erano così vividi… La vita precedente che affollava la sua mente di ricordi e di persone conosciute la lasciava sconvolta. Da ragazzina si era sempre chiesta perché aveva dei ricordi che non appartenevano a lei, credeva fossero racconti sentiti e poi dimenticati. Una voce calda e avvolgente si fece strada nei suoi pensieri. Capiva le parole, che strano, pensò…

La voce morbida e amorevole le disse di stare tranquilla, lei e i fratellini si sarebbero ricongiunti presto. “ Chi sei…?” Chiese Clara.

“Sono un Maestro…”

“ Tu sai perché mi sta succedendo questo?”

“ Tu sei un’anima pura. Tu decidi sia la morte sia la rinascita della tua energia. Ogni volta sei confusa e tocca a noi rammentare la tua missione.”

“ Vuoi dire che ho scelto io di morire e di rinascere? Perché?”

“ Scegliamo noi quando vogliamo entrare nel nostro stato fisico e quando vogliamo lasciarlo. Sappiamo quando abbiamo compiuto quello che siamo stati mandati quaggiù a compiere. Sappiamo quando è venuto il momento, e accettiamo la nostra morte. Perché sappiamo che non possiamo ottenere niente altro dalla nostra vita. Quando abbiamo tempo, quando abbiamo avuto il tempo di ridare energie alla nostra anima, c’è concesso di rientrare nello stato fisico. Coloro che esitano, che non sono sicuri di tornare qui, possono perdere la possibilità che era stata data loro, la possibilità di portare a termine quello che devono fare nello stato fisico.”

“ Perché ho scelto di rinascere?”

“ Non mi è dato saperlo, solo tu puoi.”

Era un Maestro che enunciava del sonno eterno senza alcuna incertezza, e tuttavia la cui voce e i cui pensieri erano pieni di amore. Quell’amore era caldo e reale, e allo stesso tempo distaccato e assoluto.

Più passava il tempo, più Clara si sentiva calma. Quella voce era la consapevolezza che i suoi sentimenti erano veri. Le sue paure erano dimenticate.

“Ho bisogno di una guida. Devo conoscere ancora tante cose.” La risposta fu una poesia d’amore, una poesia sulla vita e sulla morte. La voce era dolce e tenera, e Clara sentì l’amore di uno spirito universale.

Ascoltò con reverenza...

“Clara, sarai condotta nel tempo. Sarai guidata… nel tempo. Quando avrai compiuto quello che hai deciso di compiere in questa terra, la tua vita avrà termine. Ma non prima. Hai ancora molto tempo dinanzi a te… Molto tempo.” Clara era ansiosa e sollevata nel contempo. Si sentiva felice.

Scese il buio e con esso il freddo. L’umidità penetrava nelle ossa e, nonostante in reparto ci fosse il riscaldamento, la mamma ebbe un brivido di freddo.

“.. Cleo..” Pensò “ Devo andare da lei” Un impulso irrefrenabile la buttò giù dal letto.

Mise la vestaglia sopra il pigiama e entrò in corsia. Nessuno la vide avvicinarsi al nido.

Di fianco al nido, la rianimazione. Diede un’occhiata alle culle dove c’erano i bambini, tra di loro riposavano Clara e Tommy, ma passò oltre. Vedeva l’incubatrice che conteneva Cleo. Si avvicinò poggiando la mano sulla cupoletta trasparente. Mise i guanti, non voleva trasmettergli nessun germe, era così piccola e indifesa…

Poggiò la mano guantata sul pancino della bambina che si svegliò e aprì gli occhi di un blu profondo. Una lacrima solcava le guance della mamma. “ Cleo...” la chiamò.

L’epidermide del braccio, lasciato scoperto dal guanto venne a contatto con la pelle delicata di Cleo.

Una scossa impercettibile e i peli del braccio si rizzarono. Un sussulto e Cleo Ricordò.

 

Era una giornata luminosa. Giocava con i gatti della nonna e lanciava sassolini nel lago.

La mamma non voleva che lei si avvicinasse al lago, diceva che era pericoloso. Ma Joey suo fratello l’aveva trascinata in quel punto per giocare a fare le capriole.  

Joey si annoiò subito di quel gioco e si allontanò seguendo le tracce di una volpe.

Si avvicinò alla riva per recuperare qualche sassolino. Camminando diede un calcetto alla bambola di pezza che finì in acqua. Si girò in cerca d’aiuto, ma la mamma e la nonna erano lontane, ridevano e sfaccendavano con le oche. Si avvicinò alla riva, voltandosi continuamente per vedere se la mamma guardava nella sua direzione.

“Tutto bene” Pensò. Mise i piccoli piedi nell’acqua e si allungo per recuperare la bambola che si allontanava sempre più. “Un altro passo e la prendo…”

Trascinava i piedini nell’acqua fredda. Ad un certo punto un piede non trovò la presa e improvvisamente si ritrovò a boccheggiare ingoiando acqua.

Il fondo del lago digradava formando un dislivello di almeno un metro sott’acqua e continuava ancora più profondo verso il centro. Per una bambina di cinque anni era molto alta. Annaspò e gridò andando su e giù, ingollando acqua e strillando.

La mamma si accorse del cambiamento di atmosfera. Non seppe mai dire perché si girò a metà di una risata. Lo fece nel momento in cui la piccola riaffiorò dibattendosi nell’acqua. Gridò, con tutto le sue forse, strillò… le sue gambe sembravano di piombo, era incollata al terreno da melassa e bitume insieme.

Finalmente quando superò quella decina di metri che la separavano da sua figlia si buttò in acqua sollevando quel corpicino esile e indifeso. Depose la bambina sul prato scuotendola per svegliarla. La bambina aprì gli occhi e le sorrise lasciando un filo di speranza e un grande sollievo nel cuore della mamma e di chi era accorso a portare il suo aiuto.

Il sorriso della piccola si spense, lasciò uscire solo due parole “ Mamma…scusa” E l’ultimo respirò uscì dalla bella bambina troppo giovane per morire.

Urla di dolore trafissero il silenzio che si era creato intorno. Joey piangeva e abbracciava spasmodicamente la madre, si sentiva in colpa. La sua vita sarebbe rimasta segnata da quell’evento fino alla fine.

Cleo tossì, il pianto non riusciva a uscire. Il terrore per quel ricordo così vivido s’impossessò di lei.

Rumori e luci. Tante persone vestite di bianco si materializzarono davanti a lei. Perse conoscenza e si ritrovò in uno spazio azzurro. La percezione del suo corpo era confusa, non era più Cleo. Pace e amore la pervasero. Pensò che stare lì era meraviglioso. Non voleva più andare via da quel posto.

“ No, piccola. Devi tornare. Non puoi rimanere qui.”

“ Chi sei?”

“Sono il tuo maestro. La tua guida per le vite.”

“Sì… Comincio a ricordare. Ma come mai sono ancora in questo luogo?”

“Non vuoi rinascere nonostante la decisione presa, hai scelto di farlo per rimediare alla sofferenza che hai causato nell’altra vita.”

“Hai ragione la mamma ha sofferto per la mia morte. Mi sono avvicinata troppo al lago, anche se lei non voleva. Joey si è portato il senso di colpa per tutta la vita colpevolizzandosi per la mia morte. Devo rimediare, ma come?”

“La tua vita ti insegnerà come, ora vai”

“E’ bello stare qui. C’è pace.”

“Ma devi andare…”

Un sospiro di accettazione uscì dalle labbra della bimba. Si sentì risucchiata in un altro posto. Era freddo e troppo rumoroso, il suo respiro lento e faticoso.

“Finalmente. Ci siamo riusciti! Ora è fuori pericolo.”

 “Potete far entrare la madre.” La pediatra aprì le porte.

Quella voce era stanca ma gentile. Ora aveva gli occhi aperti e respirava meglio. Il viso di una donna si avvicinò a lei. Vide che stava piangendo ma sorrideva. “Che strano... Ho freddo, fame, mi capite? Voglio mangiare!”

Cleo piangeva a pieni polmoni mentre il medico diceva alla madre che un grumo di liquido amniotico si era fermato negli alveoli polmonari provocando la congestione che poteva essere fatale, se non l’avesse espulso. I polmoni erano formati, ma non abbastanza e quel grumo di liquido faceva la differenza tra la vita e la morte della sua bambina. Ma ora il pericolo era passato. Solo alcune ore in incubatrice per sicurezza e poi l’avrebbero portata nel nido insieme agli altri.

Intanto Tommy e Clara riposavano nella culla, sazi dopo la poppata del mattino.

Un singulto e Tommy si svegliò. Era convinto fosse sveglio, ma quello che vedeva non era certamente la realtà che lo circondava pochi minuti prima.

Era buio e freddo. Una voce parlava ma non riusciva a capire che diceva. Poi, piano la voce giungeva distinta.

“Rimani con noi. La vita non è poi così bella. Noi ti vogliamo bene, nessuno ti potrà mai amare come noi.”

“Chi siete?”

“Come?, Non ricordi? Siamo quelli che ti hanno accolto dopo che tutti ti hanno lasciato solo.

Forse perché avevi fatto affogare la tua sorellina piccola? Ricordi come tutti quanti ti evitavano? Anche tua madre lo faceva, voleva più bene a quella bambina insulsa e noiosa che a te.”

“Sì, è vero, mi ricordo. Nessuno mi voleva. Mi sono arruolato per andar via di casa, mio padre nemmeno mi guardava più”

“Resta con noi..”!

“Chi siete?”

“Angeli”

“Questo posto… E’ buio, mi manca Clara.”

“Clara si è dimenticata di te. Noi ti proteggeremo meglio sarai il nostro principe.”

Le voci aumentarono, ripetevano rimani con noi infinite volte. Ormai erano solo urla, le parole non si distinguevano.

Si svegliò di soprassalto e cominciò a piangere inconsolabile. Nessuno riusciva a calmarlo e così lo portarono dalla mamma che lo avvolse in un caldo abbraccio.

“Voglio stare qui, le voci mi fanno paura e non voglio essere il principe di nessuno.” Tommy si calmò e prese a succhiare il seno. Sembrava un bambino sereno e felice. Le Egregore Avevano perso. Per il momento.

I bambini crebbero con cure e amore. La famiglia rimase unita fino al compimento dei vent’anni dei gemelli.

Il giorno dopo il loro compleanno, Tommy, cedendo alle lusinghe delle Egregore che mai avevano smesso di sublimare insicurezza e paura uccise in un impeto di follia la madre. Nel suo inconscio Tommy sentiva continuamente l’indifferenza della madre dopo la morte della sorellina, giorno dopo giorno le voci delle Egregore avevano vinto. Tommy aveva vendicato il presunto torto subito nella vita precedente uccidendo la madre e togliendosi la vita subito dopo.

 L’evento sconvolse tutta la famiglia.

Clara e Cleo finirono la loro vita in una clinica per malati di mente, il padre diventò un barbone alcolizzato che entrava e usciva di prigione finendo per ammalarsi di cirrosi morendo in solitudine.

Sospesi tra la vita e la morte i fratelli sentirono ancora una volta il legame che li teneva ancorati insieme attraverso le vite passate.

 Decisero ancora una volta di tornare alla vita per risolvere la loro sofferenza che durava da secoli.

“Clara?” Una voce riecheggiò nel buio saturo di umidità e putrefazione!

 

 

 

 

Rita Pinna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Letto 75 volte Ultima modifica il Domenica, 07 Maggio 2017 14:36
Rita Pinna

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.

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