Cogito Ergo Sum

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.
Mercoledì, 02 Agosto 2017 14:37

Una notte di ritardo

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Claudio è sempre stato un ritardatario cronico.  Stavolta vorrebbe essere puntuale, è una questione di vita o di morte, ma purtroppo non dipendeva da lui.

 

La fila al check in era lunga, la folla un muro che lo schiacciava. Caldo e odore di umanità gli facevano girare la testa. Nonostante la climatizzazione dell’aeroporto l’atmosfera era soffocante.

I ricordi lo assalirono con tormento.

Marina. Il viso solare e sorridente apparso nei suoi pensieri sembrò allontanare la ressa.

“Claudio, ti prego. Questa volta non tardare: ho invitato mia sorella a cena. Cerca di essere puntuale.”

“Non preoccuparti, tesoro, stasera sarò più puntuale di un orologio svizzero.”

Marina lo guardò speranzosa.

Quella sera Claudio si fermò a parlare con dei colleghi di lavoro e Marina e la sorella cenarono da sole. Claudio tornò quando ormai la cognata era andata via. Marina lo guardò infuriata ma non disse nulla. Lui tirò un sospiro di sollievo e se ne andò a letto. Vivevano insieme da due anni, lui non era mai stato puntuale agli appuntamenti. All’inizio della relazione sembrava normale un simile comportamento, poi la cosa peggiorò fino ad arrivare a appuntamenti mancati.

La voce dell’altoparlante dell’aeroporto lo riscosse dai suoi pensieri. Avevano rinviato il volo. Di nuovo.  La folla colorata e vociante acquistò una tonalità in più. Una ragazza vicino si lamentò ad alta voce.

“Perderò la coincidenza ad Alghero. Mi aspettano per domani mattina, non posso ritardare.”

“Domani mattina?” Pensò Claudio. “Sono già le tre del mattino.”

Sei mesi prima Marina lo aveva lasciato dicendogli che non ne poteva più dei suoi ritardi, delle sue omissioni. Diceva che non la rispettava, che il suo comportamento era quello di chi non la amava e che quindi restare insieme non aveva senso.

“Non aveva senso.” Si ripeteva Claudio. Lui l’amava, era solo un po’ distratto, si disse.

Non potevano lasciarsi per questo. Due anni buttati al vento solo perché lui era arrivato in ritardo alla sua laurea. Lei lo aveva cercato tra i parenti e gli amici mentre faceva il discorso di commiato, ma non l’aveva visto. Come al solito era rimasto impantanato in una delle sue interminabili conversazioni con amici o colleghi e si era dimenticato della laurea di Marina.

Marina aveva le lacrime agli occhi mentre gli diceva addio, eppure lui non capiva quando insisteva nel dirgli che non era amore dimenticarsi della donna amata. E così, con il cuore stretto in una morsa, si allontanò da lui.

Finalmente la voce all’altoparlante chiamò il suo volo. Cinque ore di ritardo.

Un uomo in giacca e cravatta cominciò a protestare per il ritardo.

“Io pago il biglietto e voglio il servizio. Devo essere a Cagliari tra due ore. La compagnia mi dovrà risarcire il danno.”

Claudio guardò l’uomo d’affari mentre si accomodava nella poltrona davanti alla sua. Borbottava contro la compagnia aerea italiana. Una signora si sedette di fianco a lui e cominciò a parlare.

“Come mai lei è così calmo? Siamo tutti in ritardo e stiamo protestando. Si vede che lei non ha nessun appuntamento.” Sorrise bonariamente invidiando la spensieratezza della gioventù.

Un altro ricordo si affacciò alla sua mente.

Due settimane prima un messaggio vocale di Marina gli aveva dato un colpo al cuore.

“Ciao, scusa se ti chiamo. Volevo farti sapere che tra due settimane mi sposo. No, non ti sto invitando. Ma vorrei che tu fossi lì prima del matrimonio. Sai, forse il fatto che sei sempre in ritardo non conta nulla. Ma se io conto per te, potresti venire a salutarmi prima del matrimonio. Mi farebbe capire che io sono importante e che lo sono sempre stata.”

Una speranza si era affacciata nel cuore di Claudio. Poteva impedirle di sposarsi, anche lei non l’aveva dimenticato.

Aveva prenotato il biglietto subito, lei si sposava in un’altra città, in Sardegna. Aveva scelto il giorno prima delle nozze. Tanto c’era ancora tempo, poteva convincerla a non sposarsi. Questa volta sarebbe arrivato puntuale.

L’aereo partiva alle 21, 45 e sarebbe arrivato a Cagliari alle 22, 30 poi di corsa a casa di Marina.

“Perché l’aereo non parte? Se non arrivo a Cagliari per le otto, perderò un grosso affare.”

La voce acuta, di protesta, di una donna poco più avanti lo scosse.

L’hostess si avvicinò e le disse che purtroppo era capitata proprio nella giornata di scioperi a singhiozzo del sindacato aeroportuale. Forse, se la torre di controllo avesse dato il via libera sarebbero partiti di lì a poco. Erano le sette del mattino. Una notte in attesa.

“Marina si sposa alle dieci nella cattedrale di Cagliari. “Non arriverò mai in tempo. Aveva ragione lei, davo tutto per scontato, pensavo sempre che lei rimanesse al mio fianco nonostante tutto.”

Gli occhi si fecero lucidi.

Finalmente l’ok della torre di controllo fece decollare l’aereo, ma ormai erano le nove del mattino. Arrivare ad Alghero, cambiare aereo e atterrare a Cagliari. Sarebbe arrivato intorno a mezzogiorno.

Sull’aereo tutti protestavano invocando, chi più chi meno, il risarcimento danni.

Lui era zitto, il risarcimento per una vita felice non lo avrebbe dato nessuno. Lui voleva Marina, non un risarcimento. E l’aveva persa ormai irrimediabilmente. La colpa non era dello sciopero, ma sua.

Arrivò in orario, scese dall’aereo e prese un taxi. Andò alla cattedrale, nonostante sapesse di non trovarci più nessuno.

Il caldo lo torchiava, il sudore scendeva copiosamente sul collo. Entrò in chiesa, cercando un po’ di refrigerio e un momento di solitudine per compatirsi. Entrando dalla luce al buio gli occhi ci misero un momento a mettere a fuoco  Nell’ultimo banco una figura in bianco. Sgranò gli occhi. La figura sentendosi osservata si voltò. Era Marina. Le corse incontro.

“Che ci fai qui?”

“Non mi sono sposata. Ho detto a Marco che non lo amavo. È successo un pandemonio, ma mi sono accorta che non vivo senza di te. Anche se non fossi venuto non mi sarei sposata lo stesso.”

“Perdonami.” La abbracciò forte, pensando che sarebbe stato l’ultimo ritardo della sua vita.

Grazie a Luciana Ortu per l'editing di questo racconto breve 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Letto 45 volte Ultima modifica il Mercoledì, 02 Agosto 2017 14:51
Rita Pinna

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.

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