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Domenica, 21 Maggio 2017 12:23

Il colle di Sant’Elia e la Torre del prezzemolo

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La torre sorvegliava la spiaggia sottostante e l'area del Lazzaretto, per segnalare eventuali incursioni verso le saline. Era inoltre in contatto visivo con le vicine torri di Calamosca, Cala Fighera, Sant'Elia e le fortificazioni di Cagliari. Essendo a circa 34 m slm, aveva una portata ottica di circa 23 km. 
La denominazione della torre variò nei secoli, a partire dal toponimo "Capo Bernat" o anche "Cala Bernat" o "San Bernardo" in epoca spagnola. Nel '700 venne denominata "di Santo Steffano detta del Lazzaretto", "de la Prajola" (della spiaggiola), "Vecchia" nel XX secolo. Il nome attuale "del Prezzemolo" o "de su Perdusemini" o "Petro Semolo", già attestato nel XVIII-XIX secolo, è in realtà preso in prestito dalla torre di Cala Fighera, come risulta da un documento del 1740. 
Nel 1578 si segnalava la presenza di due torri, una a Calamosca e una Capo Bernat, mantenute a spese della città di Caller. La costruzione della torre risalirebbe a quell'epoca. Ma già nel 1597, dopo pochi anni dalla costruzione, la torre di Capo Bernat era in restauro. All'epoca la guarnigione era costituita da due torrieri. Un ulteriore restauro si ebbe nel 1605, quando fu sistemato nell'ingresso un balconcino pensile. Nel 1606 e 1615 venne aumentata la guarnigione. La torre è presente nella carta spagnola dell'Archivio di Simancas datata 1625. 
La torre del Prezzemolo è una costruzione dalla classica forma troncoconica ma di dimensioni ridotte. Tra le torri costiere è quella più piccola avendo un diametro di fondazione di appena 4,5m e un'altezza residua di 11 m. Ciò è dovuto all'angustia del sito dove fu edificata, uno spuntone roccioso con accesso da un'unica direzione, a ridosso della caletta sottostante. La torre, destinata soltanto alla funzione di avvistamento, era definita "torrezilla". 
Come le altre torri del cagliaritano, l'alloggio interno presentava un'unica apertura che corrispondeva all'ingresso. Questo è realizzato con piedritti e architrave in pietra, a circa 4 m dal suolo. Tramite una botola nella volta a cupola si raggiungeva la piazza d'armi, cioè la terrazza esterna, a sua volta coperta da una mezzaluna (tettoia in canne e coppi utilizzata per dare riparo a soldati e munizioni, dalla forma a semicerchio). 
Nel 1638, in seguito all'entrata in attività della vicina torre di Calamosca, fu dimessa e non comparirà più negli atti ufficiali del XVII e XVIII secolo. In realtà una torre del Lazzaretto compare nella relazione del Cagnoli, I Commissario di Artiglieria, Fabbriche e Fortificazioni, nel 1720. Comunque solo nel 1772 si pensò di riarmarla come punto di posta per fucilieri e per sostegno di una compagnia di fanteria leggera. 
In occasione dell'attacco francese del 1793, l'ingegnere Lorenzo fece disporre una piccola batteria di cannoni a ridosso della torre, grazie alla quale venne evitato lo sbarco nella spiaggia sottostante. Dopo questo episodio, però, la torre venne definitivamente abbandonata. Nel dicembre 1916 venne restaurata e nel 1967 venne puntellata la roccia su cui sorge, per evitarne lo sfaldamento.

Il promontorio di Sant’Elia fu interessato da eventi storici di portata anche internazionale, come l’attacco anglo-olandese del 1708 durante la guerra di successione spagnola, quello francese nel 1793 e il secondo conflitto mondiale.

I resti presenti nel colle testimoniano visibilmente le varie epoche che si sono succedute nella nostra Isola, tra questi ricordiamo soprattutto la Torre di Sant’Elia, poco distante dalla cisterna punica, la cui presenza è documentata fin dal XIII sec. La torre prese il nome dalla chiesetta poco distante intitolata proprio al santo, ma pare che anticamente fosse chiamata Lanterna perché nel ripiano superiore era presente un braciere di segnalazione.
Attualmente restano in piedi solo scarsi ruderi della parte basale e di quella sommitale.

Durante l'epoca spagnola furono edificate altre torri tra le quali ricordiamo soprattutto quella DEL POUET o Poetto costruita sicuramente dopo il 1590, dal momento che non fa parte dell'elenco delle torri presenti nella "Chorographia" del Fara, scritta tra il 1580 e il 1585 e che viene invece menzionata  nella "Description della Isla y Reino de Sardena", una carta del XVII secolo.

Probabilmente aveva la funzione di controllare la parte occidentale del golfo di Quartu e l'insenatura sottostante corrispondente all'attuale Marina Piccola. Si esclude invece una funzione militare vista l'esiguità dello spessore murario.

Durante il governo piemontese fu costruito il forte di Sant'Ignazio, abbiamo due teorie circa l'anno della sua edificazione, una lo vede costruito frettolosamente nel 1792, quando era imminente l'attacco francese, mentre l'altra opta per un periodo successivo compreso tra il 1793 e il 1795. In ogni caso, in occasione dell’attacco dei francesi rivoluzionari, l'area partecipò attivamente alla battaglia sparando cannonate contro gli invasori.

Durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1945) Sant’Elia per breve tempo diventò nuovamente uno dei baluardi della città di Cagliari perché fu sede di un centro d’ascolto e di batterie antinavi e antiaeree.

 

Notizie tratte da:

Web
Giovanni Spano, Guida della città di Cagliari
Bartolo Guido, De Waele Jo & Tidu Alessandro (2005) - Il Promontorio di Sant'Elia in Cagliari. Oristano; S'Alvure; 347 pp

Letto 80 volte Ultima modifica il Domenica, 21 Maggio 2017 12:43
Rita Pinna

Non è mai troppo tardi per realizzare i tuoi sogni nel cassetto e io sto realizzando il mio che ho accantonato 40anni fa. Finalmente scrivo dopo che ho fatto la chef, la guida a cavallo e la mamma a tempo pieno, e la sto ancora facendo. Che dire... la mia biografia ancora non riesco a scriverla.

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